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Stagione 1992-1993

  

IL CARTELLONE 1992-1993

 

13-22 novembre 1992                                                                Garinei&Giovannini presentano

"CHI FA PER TRE"

di Cooney e Hilton

adattamento Enrico Vaime

con

Gianfranco D' Angelo, Fiorella Magrin

Caterina Sylos Labini, Gianni Bonagura, Angiolina Quinterno Quinterno, Gianfabio Bosco

e con

Enzo Garinei

regia Pietro Garinei

Farsa di Ray Cooney (l' autore di Taxi a due piazze e Se devi dire una bugia, dilla grossa) e Tony Hilton (' enfant prodige' del teatro inglese, che ha scritto con Cooney anche Sand by your Beduin

Una commedia brillante in cui Gianfranco D' Angelo deve ' farsi in tre' (interpretando i tre fratelli Mainetti, intenti a spartirsi una eredità, ignorando l' esistenza di uno degli altri); Gianni Bonagura veste i panni del commendator Comotti; Enzo Garinei è il maggiordomo Walter. Angiolina Quinterno è Mary, la sorella del losco commendatore; Fiorella Magrin è la figlia Olivia; Caterina Sylos Labini recita il ruolo di una moglie gelosa. E si assiste anche al battesimo teatrale di due attori: Gianfabio Bosco (del duo Ric e Gian) che alla prima uscita da ' scoppiato' fa la parte dell' avvocato imbroglione, e il comico Stefano Masciarelli (tra le ' punte' del programma satirico di RaiTre Avanzi) che qui fa il critico teatrale. Nel cast ci sono anche Francesco Di Federico e Carlo Alberto Magi.

 

 

27 novembre 6 dicembre 1992                                                                 Arturo Brachetti

in

"IL MISTERO DEI BASTARDI  ASSASSINI"

giallo comico di Robert Thomas

 con

Monica Scattini, Roberto Citran

Scene Giovanni Licheri, costumi Patrizia Bongiovanni, musiche Tiziano Popoli. Regia Guglielmo Ferro. Produzione Plexus - Lucio Ardenzi Commedia-giallo dove Art interpreta otto fratelli illegittimi che si contendono un'eredità uccidendosi l'un con l'altro. Nella versione originale francese essi si freddavano semplicemente con un colpo di pistola, ma nella versione Brachetti gli otto ( sei fratelli e due sorelle) si tirano frecce, si impiccano, si avvelenano e addirittura si decapitano a vicenda. Tra la farsa e il Grand Guignol, il meccanismo comico è esilarante, anche grazie alla bravura di Monica Scattini e Roberto Citran. Per favorire il pubblico nel riconoscere Arturo negli otto "bastardi" si scelse che essi avessero tutti i capelli rosso carota.

 

11-20 dicembre 1992                                                                    La Compagnia della luna presenta:

Lello Arena

in

“IL SIGNOR NOVECENTO”

di Vincenzo Cerami

Orchestra Aracoeli diretta da Nicola Piovani

Il signor Novecento ha trascorso l’adolescenza nell’Italia povera post-unitaria, ed è diventato adulto con la prima guerra mondiale e il fascismo. Ha vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale ed ha assistito alla ricostruzione ed al miracolo economico. Poi l’avvento della società di massa, dove, insieme con le ultime utopie sono crollate anche alcune certezze della sua vita di uomo di campagna. Ma Novecento non sembra neppure rendersi conto di questi radicali cambiamenti e continua ad essere uguale a se stesso mentre la sua quotidianità prosegue senza scossoni.

Il racconto si incentra su quattro episodi, nei quali il protagonista cerca qualcosa che ha perso o che non ha mai trovato: una volta è un paio di scarpe, un’altra un gruzzoletto di soldi che aveva ben nascosto da qualche parte. E intanto il tempo scivola via implacabile. Accanto a Novecento c’è sempre la moglie Pandora. La loro storia d’amore, per quanto controversa e tra alti e bassi, è l’unico tassello rimasto intatto durante tanti lunghi anni. I grandi eventi rimangono nello sfondo. La conquista della luna non modifica nulla in casa del signor Novecento, mentre la scoperta della penicillina salva la vita del primo dei figli. La storia comincia nel giorno del compleanno del signor Novecento.

L’uomo si sta vestendo per andare ad un appuntamento importante, ma non riesce a trovare una scarpa. La cerca e intanto racconta la sua vita. Gli fa da spalla la moglie, anche lei ormai una vecchia signora. D’incanto la narrazione comincia a fare balzi nel tempo. Tutta un’esistenza scorre via come se fosse passato un solo giorno. La scena è semplice ed i movimenti essenziali. Un’orchestra di tredici elementi fa da corona agli attori. I due coniugi parlano in versi, e monologhi e dialoghi si alternano rapidamente. I due protagonisti hanno la loro eco nelle due voci cantanti che sono, di volta in volta, la voce della loro anima, la voce e la sonorità della storia, e del tempo che passa. 

 

15-24 gennaio 1993                                                                                    Giorgio Albertazzi

in

“IL RITORNO DI CASANOVA”

di Tullio Kezich

con

Mariangela D' Abbraccio,  Marina Tagliaferri, Claudio Angelini, Beppe Di Mauro, Lorenzo Gioielli

musiche di Andrea Centazzo

scene di Josef Svoboda

costumi di Elena Mannini

regia Armand Delcampe

Giacomo Casanova, Cavaliere di Seingalt, giunto a cinquantatré anni, ormai stanco di avventure erotiche e di traffici politici, sente sempre più forte il bisogno di ritornare nella sua città, Venezia, da cui tanti anni prima era fuggito con la sua mirabolante evasione dai Piombi. Ma, proprio quando la meta è vicina, il destino gli fa incontrare la giovanissima Marcolina, non ancora ventenne eppure dotta studiosa di matematiche superiori e lucida illuminista. Questa donna, che lo guarda con una freddezza che Casanova mai prima aveva visto in uno sguardo femminile, lo costringe a gettarsi perdutamente in un intrigo rovinoso. E, proprio in quell’avventura, gli balena l’immagine di una felicità incomparabile, che vince di sorpresa la sua cinica sapienza: un’immagine che gli si mostra per negarsi poi subito e abbandonarlo, come un’ultima beffarda apparizione della vita.

 

5-14 febbraio 1993                                                                         Garinei&Giovannini presentano

Enrico Montesano

in

“BEATI VOI!”

commedia musicale di Terzoli e Vaime

musiche di Claudio Mattone

coreografie di Don Lurio

costumi di Lucia Mirisola

scene di Uberto Bertacca

regia di Pietro Garinei

Enrico ci racconta a modo suo, in maniera esilarante, la storia dell'Italia degli ultimi 50 anni. Un racconto che ci riporta la fotografia dellItalia dal dopoguerra ai giorni nostri visti attraverso gli occhi di un uomo comune che vede cambiare mode, usi e costumi

Beati Voi! percorre, con la tecnica del musical, la storia di un italiano (che potrebbe essere chiunque di noi).

Enrico, il protagonista, nato il 2 giugno del 1946, coetaneo della Repubblica e ci racconta le vicende che lo hanno visto ora protagonista ora testimone: eventi grandi e piccoli, particolari o epocali, nel tentativo di ricostruire anche attraverso la storia con la esse maiusola, la Storia più grande.

Siamo cambiati, siamo cresciuti in questo scorcio di secolo. Siamo migliorati? Domanda difficile che avrà una risposta, se l'avrà, dai nostri figli. Già, perchè Beati Voi! inizia con una nascita (quella del protagonista) e si conclude con un'altra nascita, quella del figlio di Enrico, primo nato del terzo millennio. Così come il padre aveva rivolto al nostro un augurale Beati voi pieno di speranza, anche lui rivolge al nuovo nato un saluto, forse un po' meno euforico, ma ugualmente sincero.

 

5-14 marzo 1993                                                                                Paolo Ferrari e Valeria Valeri

in

“LA CICOGNA SI DIVERTE”

di André Roussin

regia di Ennio Coltorti

 

 

La commedia è ambientata in una tipica famiglia tradizionale in cui i valori umani sono tenuti nella giusta considerazione, se si considera che siamo in casa di un sottosegretario del Ministero della Famiglia che, appena nominato ministro ha fatto varare la legge antiaborto e la chiusura delle case di tolleranza. La moglie , bella donna nella sua fiorente quarantina ha qualche timore ad annunciare ai figli di essere incinta e il marito, da bravo politico esperto nella sottile arte del predicare bene e razzolare al contrario, suggerisce un aborto, timoroso dei maligni strali riguardo alla sua età di amici e conoscenti… Le cose si complicano quando la coppia viene a scoprire che anche il figlio, un simpatico scavezzacollo non ancora inserito in una realtà lavorativa, è anche lui in attesa di un bebé da quella perla più che perfetta della segretaria del padre. E guarda caso anche la sorellina ventenne fidanzata e promessa sposa del figlio di un grosso imprenditore sembra aspettare la visita della cicogna. Ma non è tutto, anche la governante brutta come la fame e decisamente contro ogni tentazione è rimasta incinta di un  operaio tunisino addetto alle riparazioni con il valore aggiunto della carezza sensuale, che però al paese suo tiene già una numerosa famiglia.

Insomma in questo turbinare folle della cicogna impazzita si evidenzia la trama che svela, al di fuori del divertimento epidermico, la vera natura dei protagonisti, il ministro e la moglie non più ragazzi riscoprono il valore inalienabile di essere una coppia non solo affiatata ma ancora innamorata, il figlio giocherellone che invece di fuggire vuole assumersi le sue responsabilità, la figlia non ancora maggiorenne che ha ormai bruciato le tappe ma accelererà il matrimonio e la colf che, se pur non dotata da madre natura, ha evidentemente anche lei provato il morso di una divorante passione.

 

19-28 marzo 1993                                                                                            Turi Ferro

in

“IL BERRETTO A SONAGLI”

di Luigi Pirandello

regia di Turi Ferro

La signora Beatrice, moglie del cavalier Fiorica, sospetta che il marito la tradisca con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa: rosa dalla gelosia, con la riluttante complicità del delegato di polizia Spanò, ordisce una trappola per sorprendere i due in flagranza di reato, in modo da dare una lezione al marito e ricondurlo a sé, sottomesso e pentito, senza calcolare l’esito di tale progetto nei confronti di Ciampa. Lo stesso scrivano viene inviato a Palermo con una scusa risibile, onde consentire al cavaliere di recarsi indisturbato dalla sua “amante”. Ciampa, messo sull’avviso da alcune allusioni farneticanti della signora, la provoca ad un chiarimento che Beatrice non accetta.
L’irruzione della polizia in casa di Ciampa, lo scandalo derivato dall’arresto della moglie Nina e del cavaliere (che ha reagito con violenza alle forze dell’ordine), pur non potendo provare affatto la consumazione dell’adulterio (il verbale redatto abilmente da Spanò non reca tracce del presunto reato), rende chiaro a tutto il paese il problema di Ciampa. Vera o falsa che sia l’accusa di adulterio, lo scrivano sa che ormai, per tutti, sarà un “cornuto”, magari perfino un “cornutu accurdatu”,vale a dire soddisfatto e consenziente.
La reazione di Ciampa è furiosa, tutto il suo sforzo per rendersi credibile e rispettato in paese con le sue fumisterie e pose da “intellettuale” va in frantumi e Ciampa tornerà ad essere il personaggio che era, ambiguo, brutto, povero e “cornuto”.
Ora non gli resta che difendere il suo”onore” con un gesto disperato ed inutile, che ripugna perfino alla sua coscienza: uccidere il cavalier Fiorica e la moglie Nina.
Tuttavia, alla spasmodica ricerca di una soluzione che non gli sporchi le mani di sangue, Ciampa intuisce che tutto si può aggiustare se la signora Fiorica ammette e prova di aver agito perché resa insana dalla sua folle gelosia. I parenti la costringono ad accettare il sotterfugio e a lasciarsi chiudere per qualche tempo in manicomio, dovendo la signora provare con certezza la sua pazzia. Davanti alle finali rimostranze di Beatrice, Ciampa le rivela perfidamente di aver sempre saputo e di aver sempre voluto ignorare l’adulterio di Nina per una complicata ed un po’ sordida ragione sessuale, per un amore carnale sconfinato che lo ha portato perfino ad accettare la sottomissione gerarchica (il padrone) come condominio sessuale (la donna è di entrambi), purché la vicenda fosse ignorata da tutti e l’occhio della gente non potesse mettergli in capo le immancabili corna.

 

2-11aprile 1993                                                                            la Compagnia della Rancia presenta

“LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI”

musical testi H. Ashman musiche Alan Menken

con

Gianpiero Ingrassia, Carlo Reali, Alessandro Fontana,

Anita Bongiorno, Dabriah Chapman, Renata Fusco, Edy Angelillo

regia di Saverio Marconi

Il musical è basato sull'omonimo film del 1960 diretto da Roger Corman. Le canzoni più famose sono “Skid Row”, “Somewhere That's Green”, “Suddenly Seymour” oltre alla canzone che dà il titolo al musical.

Il debutto mondiale avvenne il 6 maggio 1982 al Works Progress Administration Theatre a New York per poi spostarsi il 27 luglio 1982 all'Orpheum Theater (Off-Broadway). Questa produzione fu diretta dallo stesso Ashman e ricevette critiche molto positive vincendo diversi premi sia a New York che a Londra. Quando chiuse, dopo 2.209 repliche, era al terzo posto come musical più a lungo rappresentato nella storia dei teatri Off-Broadway.

Il debutto in un teatro di Broadway avvenne solo molti anni dopo, precisamente il 2 ottobre 2003 al Virginia Theater, dove rimase in scena per quasi un anno.

Nel 1986 ne venne fatta una trasposizione cinematografica con la regia di Frank Oz. Il film ottenne due candidature agli Oscar: miglior canzone originale ("Mean Green Mother from Outer Space") e migliori effetti speciali.

In Italia il musical è stato tra gli altri prodotto dalla Compagnia della Rancia in diverse stagioni. Nell'edizione 1988 Edi Angelillo interpretava Audrey e Michele Renzullo Seymour. Nell'edizione 2001 Rossana Casale ha interpretato Audrey e Manuel Frattini Seymour. La regia è stata in entrambe le produzioni di Saverio Marconi. Nella stagione 2006/2007 una versione de La piccola bottega degli orrori prodotta da Live on Stage in collaborazione con la Compagnia della Rancia è andata in scena per più di 500 repliche.

 

 

16-25 aprile 1993                                                                                     Enrico Maria Salerno

in

“MORTE DI UN COMMESSO VIAGGIATORE”

di Arthur Miller

regia di Franco Zeffirelli

Willy Loman è un commesso viaggiatore di 63 anni, ossessionato dall'idea del successo e dal perseguimento ad ogni costo della felicità materiale indotti dalla società americana. Nel corso di uno dei suoi viaggi di lavoro, si accorge di non essere più in grado di guidare la sua vettura e rientra a casa disperato, accolto dalla moglie Linda. Biff e Happy, i loro due figli ormai adulti, si trovano a casa quella sera, per incontrarsi dopo anni di lontananza. Mentre Linda e Willy discutono dei loro figli e del fatto che nessuno dei due sia una persona di successo, i due ragazzi intanto parlano del padre e Happy racconta a Biff come negli ultimi tempi il loro genitore sia sempre più strano, tanto da parlare da solo di eventi passati. Si apprende anche come Happy abbia un lavoro di basso livello; inoltre, in molte occasioni ha avuto delle relazioni con le future mogli dei suoi datori di lavoro. Nel frattempo il padre esce di casa ed inizia a vagabondare per la città parlando da solo: riporta alla memoria eventi passati e felici della famiglia Loman. Biff, quando era giovane, stava per ottenere il diploma alla scuola superiore: numerose università gli avevano anche offerto borse di studio per le sue doti di giocatore di football. Nel presente intanto, la madre e i figli discutono delle condizioni del padre e li informa del fatto che Willy ha già tentato il suicidio. Biff e Happy si mostrano volenterosi nell'aiutarlo e quando il capofamiglia rientra in casa, gli comunicano che il giorno dopo Biff andrà a cercare un lavoro da un suo vecchio conoscente.

L'apertura del secondo atto vede Willy tentare di ottenere un lavoro fisso che non sia più quello del commesso viaggiatore, a New York: si reca dal suo datore di lavoro, che addirittura lo licenzia sgarbatamente. Willy è quindi costretto ad elemosinare soldi da un suo caro amico, Charley. I figli ed il padre si incontrano al termine della giornata in un ristorante; Willy non riesce ad ammettere di aver fallito l'ennesimo tentativo di trovare un lavoro stabile e remunerativo. I due giovani invece di cenare con il padre si accostano a due donne, presumibilmente prostitute, ed escono dal ristorante con loro mentre a Willy affiorano dalla memoria altri ricordi: in passato ha avuto un'amante ("la donna") e Biff, trovandoli insieme, ha perso la sua fiducia nel padre, rinunciando a seguire i corsi che gli avrebbero permesso di guadagnare l'accesso all'università. Willy rientra a casa e quando anche Biff e Happy rientrano hanno un acceso diverbio; grazie all'aiuto di Linda sembra che anche questo litigio sia risolto, ma Willy lascia la casa e corre via in auto a folle velocità.

Il requiem finale narra del funerale che avviene pochi giorni dopo, nella totale indifferenza dei conoscenti di Willy, tanto che solo Charley e suo figlio Bernard presenziano oltre alla famiglia. Willy si è suicidato, forse per permettere alla famiglia di riscuotere il premio assicurativo sulla sua vita. Linda, chinata sulla tomba, porge l'ultimo saluto al marito, spiegando di non comprendere quel suo gesto estremo proprio nel giorno in cui avevano finito di pagare il mutuo della loro abitazione.

 

 

30 aprile-9 maggio 1993                                                                                Peppe Barra

"RICORDI D'AMORE"

regia di Lamberto Lambertini

dedicato alla madre Concetta appena scomparsa.

 scene di Aldo Cristini - costumi diAnnalisa Giacci -  musiche di Savio Riccardi

musicisti: violoncello Antonio Di Francia, tammorre Emidio Ausiello, tastiere Savio Riccardi,

percussioni Peppe Sannino, chitarra e mandolino Gennaro Venditto, violino Sandro Tumolillo

regia di Lamberto Lambertini 

Peppe Barra solo in scena. Senza mamma Concetta.
 
Al fianco di Peppe il fedele Lamberto Lambertini, in veste di coautore e regista. Nelle prime due sere, lo spettacolo vedrà anche la partecipazione straordinaria di Patrizio Trampetti, autore tra l'altro di alcuni brani che Peppe canterà. In scena anche sei musicisti: Antonio di Francia e Sandro Tumolillo agli archi, Peppe Sannino ed Emidio Ausiello a percussioni e tammorra, Gennaro Venditto a chitarra e mandolino e Savio Riccardi alle tastiere.
 
Canterò le canzoni di "Mo' vene", il mio disco. Reciterò alcuni sonetti d'amore di Shakespeare.
 
Concetta era mamma, consigliera, compagna, sorella...  

 

 

 

EVENTI E CONCERTI 1992-1993

 

GINO PAOLI in “Senza contorno, solo per un'ora”

 

IVANO FOSSATI

 

CAROSELLO NAPOLETANO Anteprima del film restaurato

 

SALI E T’ABACCHI con Gino Rivieccio

 

TROPICANA DE CUBA

 

ORNELLA VANONI

 

FABRIZIO DE ANDRE'

 

RENZO ARBORE E L'ORCHESTRA ITALIANA per la prima volta in tour

 

EDOARDO BENNATO

 

RON

 

BEPPE GRILLO recital

 

INTI ILLIMANI

 

FESTIVAL DEGLI SCONOSCIUTI con Rita Pavone e Teddy Reno