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Stagione 1994-1995


TUTTI GLI SPETTACOLI 1994-1995

GLI SPETTACOLI DELLA STAGIONE 1994 -1995

 

CANI E GATTI

di Eduardo Scarpetta

con Luigi De Filippo,Wanda Pirol, Rino Santoro, Federica Aiello,Tiziana Bergamaschi, e Susy Del Giudice

regia di Luigi De Filippo

"Cani e gatti", dall' originario "Jalouse" di Bisson, lavoro di cui s' era già ri-occupato lo zio Eduardo De Filippo nel 1970i è una piccola macchina teatrale di storia patria, oltre che un' eterna satira sulle patologie del Tradimento. Vi accade che una giovane moglie imperversi talmente in scenate (immeritate) di gelosia da confidare lei stessa in una separazione dal marito, ma questa prospettiva induce i convenzionali genitori di lei a fingere a loro volta un insanabile e violento attrito, nel tentativo (omeopatico) di mostrare i lati deprecabili d' uno strappo in famiglia, suggerendo piuttosto una riconciliazione. Senonché un peccatuccio pur platonico del genitore viene incidentalmente a galla, e qui immaginate il piacere d' assistere a una gazzarra vera nel bel mezzo d' una baruffa per finta. Poi, mentre si alimenta e si districa una matassa di artifici e battibecchi, ecco aggiungersi anche la bega d' una temuta tresca extraconiugale d' un avvocato amichevolmente coinvolto. Finché tutto si spiana, quando il gioco dei diverbi ha scoperto e addentato la propria coda. 

 

CANTI ORFICI

di Dino Campana

con Carmelo Bene

  •                            Canti Orfici, poesia e musica per Dino Campana. Chitarra solista: Flavio Cucchi
  • "Carmelo Bene. Me l'ero immaginato definitivamente ingoiato da una vita quotidiana inimmaginabile, e triturata dal suo stesso genio, portato via su galassie tutte sue, a doppiare pianeti che sapeva solo lui. Perduto, insomma. Poi ha iniziato a girare con questo suo spettacolo anomalo, una lettura dei Canti Orfici di Dino Campana.

    L'ho mancato per un pelo un sacco di volte, e alla fine ci sono riuscito a trovarmi una poltrona, in un teatro, con davanti lui. A Napoli, all'Augusteo. Scena buia, solo un leggio. Lui, lì, con una fascia sulla fronte alla McEnroe, e dei segni di cerone bianco sotto gli occhi. Un microfono davanti alla bocca, e una luce addosso. Cinquanta minuti, non di più. Non so gli altri: ma io me li ricorderò finché campo." Alessandro Baricco

 

GLI UOMINI SONO TUTTI BAMBINI

di Enrico Vaime

con Gianfranco D’Angelo,Wilma Goich, Flo Sandon’s, Laura Di Mauro, Simona Patitucci

musiche di Claudio Mattone

regia di Pietro Garinei

''Non e' una commedia musicale, ma una commedia con musiche'', puntualizza Vaime. Flo Sandons (la madre), Wilma Goich (la moglie), Laura Di Mauro (l'amante) e Simona Patitucci (la figlia) sottolineano con balletti e brani musicali - cantati rigorosamente dal vivo - situazioni e stati d'animo dell'uomo 'fuggitivo'. Le canzoni sono in tutto 16 e andranno a far parte di un compact disc presto in vendita, mentre e' prevista anche una versione televisiva del lavoro.

 

LA VEDOVA ALLEGRA

di Franz Lehar

con Gabriele Villa

Parigi, 1905. Nell'ambasciata del piccolo, e immaginario, regno di Pontevedro, il barone Mirko Zeta dà una festa per il genetliaco del Sovrano. Camillo De Rossillon corteggia la moglie dell'ambasciatore, Valencienne; il visconte Cascada corteggia la moglie del console Bogdanovich, Silviana; Raul de Saint Brioche corteggia la moglie del consigliere d'ambasciata Kromow, Olga. Tutti sono in ansiosa attesa di Anna Glavari, la bella vedova del ricchissimo banchiere di corte. il quale, morendo, le ha lasciato un'eredità di 30 miliardi. Anna desta subito l'ammirazione dei presenti. per il suo fascino, ma soprattutto per i suoi miliardi. Ma la vedova non deve sposare uno straniero, perché la perdita dell'ingente somma metterebbe in crisi le finanze del piccolo stato pontevedrino. A tale scopo incarica Njegus, suo cancelliere, di sorvegliare la bella concittadina e tenta di indurre il segretario dell'ambasciata, il conte Danilo Danilovich, a sposare Anna. Nell'incontro tra il conte Danilo e la seducente vedova, lei gli rimprovera di averla abbandonata, quando in Potevedro erano giovani e innamorati, lui nobile e ricco, lei povera. Danilo confessa di aver ubbidito ad uno zio che minacciava di diseredarlo. Ora lei è vedova e ricca, ma è ancora Danilo a sfuggirla, temendo che lei pensi che lui agisca per interesse. Un giro di valzer tra Anna e Danilo suggella il loro primo incontro. Kromow teme che sua moglie lo tradisca, Njegus riesce a far fuggire Valencienne; Anna accetta di sostituirla per salvare la baronessa ed ingelosire Danilo. Tra la sorpresa generale, dal chiosco escono Camillo ed Anna, felice perché ha compreso che Danilo l'ama ancora.Finalmente, sulle note di un languido valzer, Anna e Danilo si dichiarano il loro amore. Danilo, felice, racconta agli invitati che la donna del chiosco era un'altra, e il barone Zeta, tra lo stupore dei presenti, annuncia che chiederà il divorzio e chiede in sposa Anna. La bella vedova lo informa che nel testamento si dispone, in caso di seconde nozze, la perdita dell'eredità. Danilo allora si dichiara pronto a sposarla, proprio perché povera. E' il convenzionale, ma lieto, lietissimo fine. 

 

PREFERISCO RIDERE 3

Pino Insegno, Francesca Traghetti, Tiziana Foschi

Per la critica sono sempre stati più vicini a Mister Bean che ad Aldo, Giovanni e Giacomo, e quasi tutti sono d' accordo nel definirli i nipotini di Paolo Panelli. Loro sono i fantastici quattro de "La Premiata Ditta" che questa sera vedremo in scena nel Villaggio Birra Moretti per la prima delle otto serate dedicate alla comicità d' autore italiana. Anche questo spettacolo con cui si propongono al pubblico barese, "Preferisco ridere", è come tutti gli altri: frutto della loro inventiva e creatività dai testi alle scene, dalle battute ai costumi, perfino ai travestimenti.

 

SERVO DI SCENA

con Turi Ferro, Ida Carrara e Pietro Sarnataro

regia di Guglielmo Ferro

Il tramonto del grande attore, dispotico e egocentrico, è tema che continua ad affascinare finché certi decani della prosa ancora salvaguardano le tradizioni e i vezzi del palcoscenico. Così ecco che l' americano David Mamet, ispirandosi a un mattatore in difficoltà con un collega più giovane, scrisse nel ' 78 la commedia Una vita nel teatro, e due anni più tardi, nell' 80, l' inglese Ronald Harwood con The Dresser analizzò con l' occhio d' un premuroso vestiarista-assistente gli ultimi sprazzi e poi la ' morte del cigno' d' un carismatico beniamino delle ribalte. Qui in Italia ne vedemmo presto un' edizione nobile con Santuccio e Orsini, e il traduttore Masolino D' Amico aveva optato per il titolo Servo di scena, alludente a un attrezzista o portaceste, rendendosi conto che il corrispettivo italiano di dresser, e cioè di valletto-guardarobiere, era impraticabile da noi. Poi arrivò nell' 84 il bellissimo film di Yates, dove Finney e Courtenay erano dei mostri di bravura. Adesso siamo letteralmente corsi a vedere Turi Ferro nella parte del gigione megalomane e consunto, dittatore blandito dal suo Servo di scena. Conoscendo le radici inconfondibili del grande interprete siciliano, e tenendo conto che la produzione battezzata al Teatro Verga è dello Stabile di Catania, era lecito chiedersi quanto fossero rimasti integri i modelli anglosassoni e il ricorso a Shakespeare. Perché in Sir Ronald, l' istrione eponimo dell' Autore, è un po' riconoscibile Sir Donald Wolfit, che rappresentava in provincia i lavori del Bardo, ma anche attore con il quale lavorarono sia Harwood sia Pinter. Ebbene, la straordinaria prova di Turi Ferro ci dà adesso conferma che il genio non ha cittadinanza, s' esprime in modo universale. Nella culla dei Verga, dei Pirandello e dei Brancati, la scena e l' ambientazione sono minuziosamente made in England. E non c' è sforzo, nella chiave figurativa scelta da Guglielmo Ferro, figlio d' arte, che sigla la regia. Tant' è che, di pari passo con la credibilità d' una compagine spiata coi meccanismi del teatro nel teatro in un' Inghilterra sotto i bombardamenti tedeschi del ' 42, l' impianto è, già in sé un orgoglio di artigianato, di ' materia' drammaturgica comunicativa: in basso, in un sottopalco labirintico, c' è il camerino del primattore con tutte le dovizie dei capricci di scena, e attraverso una scala a chiocciola s' arriva a un piano superiore, il retro della ribalta, che in sezione è un ginepraio di cordami, varchi, praticabili e ballatoi, con accesso al luogo dove si recita, schermato per noi, che distinguiamo solo le ombre della rappresentazione. Il Sir di Turi Ferro è un anziano e coriaceo divo che crede fermamente nella propria missione di divulgatore di Shakespeare, anche se, giunto per l' occasione alla 227ma replica del Re Lear, apice del suo repertorio, confonde ormai i drammi tra loro, le battute, e per la verità è appena reduce da un collasso, ma la voglia di recitare è per lui medicamento e coazione. Il nostro attore somatizza con naturalezza i vibrati e le tensioni esibizionistiche delle ultime grandi leve d' epoca, ha una tempra sua ma riflette pure quella dei vari Kean, e quando s' applica la barba bianca posticcia di Lear è parente prossimo di un Ermete Zacconi da album. Ma fattogli il dovuto e ammirato elogio, non va minimamente trascurato, accanto a lui, il decisivo ruolo di Norman, che è appunto il Servo di scena, confidente e factotum, ruolo esercitato da Piero Sammataro, così geloso, così isterico, così tempestivo coi suoi passetti, ma è riscattato dal finale, quando il Sir, terminato il suo ennesimo Lear, si spegne in camerino. In questo testo che sciorina i cult e il decalogo del teatro di ogni tempo, che è pieno di ammicchi ironici e patetici, c' è anche la significativa routine della compagna del primattore, la Milady qui con ironia e ' stanchezza' ben incarnata da Ida Carrara (che in scena fa Cordelia), e c' è la militanza ormai fiacca d' una direttrice di scena (Dorotea Aslanidis) che fu invaghita del capocomico, oltre all' acerbo opportunismo della giovanissima di turno, Stefania Grazioli. Scena di Stefano Pace. Costumi di Elena Mannini. Musiche di Massimiliano Pace. E affettuosa, chiaroscurata regia di Guglielmo Ferro.

 

ALLELUJA, BRAVA GENTE

di Garinei & Giovannini scritta con  Jaja Fiastri

con Massimo Ghini, Rodolfo Laganà, Sabrina Ferilli, Chiara Noschese, Enzo Garinei

musiche di Renato Rascel e Domenico Modugno

scene e costumi di Coltellacci

coreografie di Gino Landi

Regia di Pietro Garinei

Interpreti della prima edizione: Renato Rascel, Luigi Proietti, Mariangela Melato,  Marianella Lazlo, Enzo Garinei, Gerry Bruno, Giuditta Saltarini, Luigi Palchetti, Gianfranco D’Angelo, Enzo Cesiro, Fernando Lizundia, Peter Boom, Angela Abbigliati, Stefania Aprile

Debutto 23 dicembre 1970

Alleluja brava gente vide in scena, per la prima volta negli spettacoli di G&G, una coppia di protagonisti maschili: Renato Rascel e Domenico Modugno. La storia, studiata su misura per i due mattatori e scritta insieme con Jaja Fiastri, era ambientata nell’anno Mille, in piena psicosi di attesa della fine del mondo in un atmosfera brancaleonesca e stracciona. I personaggi di Ezzelino (Rascel) e Ademar (Modugno), rispettivamente un finto paralitico e un finto guaritore-stregone, erano destinati ad approfittare, quasi involontariamente, della angosciata creduloneria del popolo oppresso dalla paura della fine del millennio. Rascel e Modugno aderirono con entusiasmo al progetto, tanto che decisero di firmare a quattro mani le musiche dello spettacolo. Nel cast, di cui facevano parte tra gli altri Elio Pandolfi, Enzo Garinei, e Daria Nicolodi, ci fu anche il debutto di Mariangela Melato. Quando lo spettacolo era quasi pronto, Modugno cominciò ad avere delle perplessità sulla forza del suo personaggio, che considerava meno simpatico e trascinante di quello di Rascel; e come se non bastasse un attacco di sciatica cominciò a infastidirlo intensamente. Anche dopo una anteprima generale dall’esito travolgente, Modugno ammise che lo spettacolo funzionava, ma che le sue condizione fisiche non avrebbero consentito il puntuale debutto dello spettacolo. G&G capirono che Modugno non sarebbe andato in scena e iniziarono a pensare a un sostituto che individuarono grazie a quello che loro avevano definito calcisticamente “l’attenzione alla panchina”. La sostituzione fu affidata a Gigi Proietti, impegnato all'Aquila.

 

PER AMORE E PER DILETTO

Omaggio a Petrolini - testo di Gigi Proietti

con Gigi Proietti,

Sandra Collodel, Enrico Brignano

musiche di Ivano Fossati

regia di Gigi Proietti

GASTONE: la satira efferata al bell’attore stanco, affranto, compunto, senza orore di sé stesso e per giunta tanto cocainomane che una tirata ha qualche effetto solo per pochi secondi, che finisce anche in galera per aver rubato una delle poche collane di valore che non abbiano già preso la via del banco dei pegni. Come si fa a trovare disperatamente simpatico questo personaggio? Se lo interpreta Gigi, , è possibile. BENEDETTO FRA LE DONNE: le tragicomiche disavventure di un bulletto da cortile, sciupafemmine e squattrinato, che mentre cerca di farsi entrare in tasca qualche lira circuendo un’obesa ostessa, deve vedersela con la sua gelosa amante. 

ROMANI DE ROMA: la filosofia spicciola del ciabattino Archimede, sbronzo di prima mattina, uno che dà ad intendere di saperla molto lunga e inanella una serie incredibile di strafalcioni esilaranti. Gigi ubriaco come una zucca improvvisa sull’estro del momento e sul calore del pubblico, si diverte e diverte come soltanto lui sa fare.

 

 

UN AMERICANO A PARIGI

con Raffaele Paganini,Ruben Celiberti, Rossana Casale

con Sonia Bertin, Marzia Falcon, Angelo Giannelli

musiche eseguite dal sestetto jazz di Riccardo Zegna

coreografie e regia di Luciano Cannito

Sbarcano il lunario in qualche modo i fratelli John e Paul in una Parigi appena uscita dall'orrore della seconda guerra mondiale. Incontrano la crocerossina come loro americana e in cerca di gloria nel mondo dello spettacolo. Nella versione teatrale il musicista Paul e il poeta John sono un esplicito omaggio ai fratelli George e Ira Gershwin, autori delle musiche che resero immortale il capolavoro portato sullo schermo da Vincente Minnelli nel 1951 e premiato con l'Oscar

  

VITA COL PADRE

di Lindsay e Crouse

con Paola Gassmann, Ugo Pagliai, Isa Gallinelli, Enrico Dusio, Lorenzo Lavia, Elia Pirona, Rosalba Trevisan, Alexandra La Capria, Carlo Allegrini e Claudio Manuzzato.

scene Maccarinelli, costumi Sabrina Chiocchio, musiche Antonio Di Pofi.

"Vita col padre", che Lindsay e Crouse hanno tratto dall'omonimo romanzo di Clarence Shepard Day, edito da Bompiani, ha dato vita ad uno dei più memorabili successi comici della Compagnia Paolo Stoppa e Rina Morelli che, con la regia di Luchino Visconti lo misero in scena degli anni 1949/50.  Nel romanzo Day aveva riunito una serie di schizzi autobiografici dallo stile agile e garbatamente umoristico, pubblicati in origine su una famosa rivista americana: l'ironico ed affettuoso ritratto d'epoca di fine ottocento della spassosissima e agiata famiglia dello scrittore.  

 

 

 

 

GLI SPETTACOLI FUORI ABBONAMENTO

 

PAOLO CONTE in concerto

 

MANGO in concerto

 

I POOH in concerto

 

PHILIP GLASS La bella e la Bestia 

 

TOSCA di Giacomo Puccini 

 

SERGIO BRUNI in concerto

 

C’ERA UNA VOLTA IL FESTIVAL DI NAPOLI

  

CONCERTO DI CAPODANNO Nuova Orchestra Scarlatti diretta da Daniele Moles 

 

ONDEKOZA

  

RICCARDO COCCIANTE in concerto

 

FIORELLA MANNOIA in concerto

 

ISSO, ESSA E ‘O MALAMENTE con Vittorio Marsiglia, Saverio Mattei, Stefania Orlando, Eduardo Cuomo, Barbara Pieruccetti  

 

LI TURCHI VIAGGIANO Di Roberto De Simone 

 

NUOVA COMPAGNIA DI CANTO POPOLARE